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Quella sera all'improvviso


di BruceWayne23
07.07.2026    |    520    |    0 9.2
"Quelle parole, dette con quella sicurezza e con il brivido del pericolo che incombeva, sono state la scintilla finale..."
Ci sono sere in cui il destino decide di accelerare di colpo. Fino a cinque minuti prima, la mia chat con lei era una sequenza di "forse", "vedremo" e incastri geometrici quasi impossibili. Quando hai 35 anni e ti trovi a corteggiare una donna straordinaria sulla cinquantina, sai che il tempo non è mai davvero tuo. Soprattutto perché lei un legame ce l'aveva: un marito, ormai pensionato, che di solito non le lasciava molto spazio di manovra.

Poi, il messaggio che cambia tutto. "Mio marito stasera si ferma a oltranza a giocare a carte con gli amici. Ci sei?"

Il cuore ha fatto un salto. Non c'era tempo per pensare o per ripulire perfettamente casa. In meno di dieci minuti le ho inviato l'indirizzo. Da quel momento, ogni secondo è diventato eterno.
Quando il citofono ha suonato, l'adrenalina è salita al massimo. Ho aperto la porta e lei era lì.
Le foto sul sito d'incontri non le rendevano giustizia. Era una donna incredibile. Alta, con una presenza che riempiva la stanza e una scollatura generosa, valorizzata da un décolleté importante che catturava inevitabilmente lo sguardo. Ma non era solo la fisicità prorompente a colpire: era l'eleganza. Emanava il profumo tipico di chi sa come prendersi cura di sé nei minimi dettagli, una cura che solo una donna matura e consapevole della propria sensualità possiede.

"Allora, mi fai entrare o restiamo sul pianerottolo?", ha detto con una voce calda, lo sguardo accattivante che sfidava la mia sorpresa.
Mentre richiudevo la porta alle sue spalle, lasciando fuori il resto del mondo e il rischio di quel marito distratto dalle carte, ho capito che quella non sarebbe stata una notte qualunque. Il gioco era appena iniziato.

Ci siamo accomodati sul divano, un bicchiere tra le mani a fare da scusa per quei primi minuti di assestamento. Ma la verità è che non stavamo affatto bevendo: ci stavamo mangiando con gli occhi.
Lei si muoveva con una grazia studiata, conscia dell'effetto che mi faceva. Ogni volta che si sporgeva leggermente in avanti, il tessuto del suo vestito faticava a contenere le sue forme esplosive, e io faticavo a mantenere il filo del discorso. Abbiamo continuato a parlare per diversi minuti, in un fitto botta e risposta di battute e stuzzicate reciproche. Era un gioco psicologico sottile, un corteggiamento serrato dove lei, con l'esperienza dei suoi cinquant'anni, dettava le regole e io cercavo di stare al passo, con il sangue che cominciava a pompare sempre più forte.

La vicinanza del suo corpo, quel profumo ipnotico e l'audacia dei suoi sguardi stavano diventando una tortura troppo dolce. Ero talmente eccitato che la tensione nei pantaloni era quasi dolorosa, al punto che temevo di non riuscire a controllarmi prima ancora di averla sfiorata.
A un certo punto, l'autocontrollo è semplicemente evaporato. Non ce l'ho fatta più.
Ho interrotto a metà una frase, ho azzerato la distanza tra noi e le ho messo la lingua in bocca, spezzando quel gioco cerebrale di sguardi per passare alla concretezza dei corpi.
È stato fare bingo. Le mie mani hanno trovato subito i suoi fianchi mentre il bacio diventava profondo, affamato, senza più freni. La sua risposta è stata immediata, calda e complice, come se non aspettasse altro che vedermi cedere a quel desiderio ormai incontrollabile.

Il divano è diventato improvvisamente troppo stretto per l'urgenza che avevamo addosso. Sganciandoci a fatica da quel bacio profondo, ci siamo diretti verso la camera da letto, guidati da un'elettricità che non lasciava spazio ai pensieri.
Lei si è accomodata sul bordo del letto con una disinvoltura disarmante. Mi fissava dal basso verso l'alto, con quegli occhi che leggevano perfettamente ogni mio desiderio. Senza fretta, godendosi l'effetto che ogni suo gesto aveva su di me, ha fatto scivolare giù le spalline dell'abito e ha liberato il seno dalle coppe del reggiseno, lasciando però la struttura indosso, a incorniciare quelle forme generose e spettacolari.
Vederla così, con la sesta misura in bella mostra, fiera e bellissima nella penombra della stanza, mi ha tolto il fiato.
Non mi ha dato il tempo di riprendermi. Con una maestria e una naturalezza che solo una donna consapevole sà gestire, mi ha tirato delicatamente verso di sé. Ha iniziato con la bocca e, contemporaneamente, ha stretto i seni attorno a me, combinando una spagnola strettissima a un pompino profondo e ritmato. La sensazione della pelle morbida del suo petto unita al calore della sua bocca era qualcosa di indescrivibile. Ero completamente in suo potere, recluso in un vortice di piacere puro che mi stava portando dritto al limite.

Non avevo nessuna intenzione di restare a guardare.
L’ho spinta delicatamente all’indietro, facendola distendere lungo il bordo del letto con le gambe spalancate, pronte ad accogliermi. Mi sono inginocchiato sul pavimento, trovandomi esattamente all'altezza del mio obiettivo, e non ho perso un secondo: ho iniziato a banchettare con lei.
La reazione è stata immediata. La spinta della mia lingua, profonda e ritmata, ha liberato subito i suoi umori, bagnando ogni cosa. Lei ha inarcato la schiena, emettendo un gemito soffocato che ha riempito la stanza, e le sue mani sono andate istintivamente a cercarsi: ha iniziato a sgrillettarsi con dita veloci e calde, accentuando il piacere mentre io continuavo a penetrarla con la lingua. Il contrasto tra il sapore intenso della sua intimità e la vista di lei che si godeva quel momento con totale abbandono ha portato l'eccitazione a un livello indescrivibile.

Non sono riuscito a trattenermi un secondo di più. Mi sono alzato in piedi e, guidato dall'istinto puro, l'ho infilato direttamente dentro di lei, senza pensarci, senza preservativo, lasciando che il calore ci avvolgesse completamente.
Da quel momento è iniziato un ritmo serrato e travolgente. Abbiamo iniziato a trombare senza sosta, cambiando posizioni in un crescendo di intensità. Ci siamo spostati davanti allo specchio dell'armadio, guardandoci negli occhi mentre i nostri corpi si univano, una visione che rendeva tutto ancora più eccitante e irreale.
Tornati sul letto, nella classica posizione del missionario, sentivo che il controllo mi stava sfuggendo definitivamente di mano. Guardandola negli occhi, col fiato corto, le ho sussurrato che stavo per capitolare, che non sarei riuscito a trattenerlo ancora per molto.
La sua risposta è stata immediata e animalesca. Mi ha afferrato le chiappe con le mani, stringendomi con forza e spingendomi ancora più a fondo dentro di sé, incollandomi al suo corpo. Mi ha fissato negli occhi e, con una voce carica di desiderio e di sfida, mi ha detto:
"Vai… la sentirò che cola dentro di me quando arriva mio marito".
Quelle parole, dette con quella sicurezza e con il brivido del pericolo che incombeva, sono state la scintilla finale.

Quella è stata la prima volta che vedevo A. Ma non l’ultima… a presto
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